Perché dare voce a questo tema
Terapie psichedeliche nel fine vita
La ragione che ci guida a dare voce al tema delle potenzialità delle Piante Sacre o Enteogene come Assistente Spirituale nasce da una riflessione sul problema del “tempo-chronos” che si ha a disposizione per un percorso intimo di avvicinamento alla Santa Morte, quando nella Vita non c’è stata una efficace Death Education.
Quasi sempre, nei nostri tempi, la parola MORTE è impronunciabile: ha perso dignità e sacralità. E pare si arrivi alla morte (propria e degli altri) stupiti, inconsapevoli, traumatizzati e spaventati.
Sembra che non si abbia un’effettiva consapevolezza della propria mortalità e che, infine, non ci sia tempo da dedicarSi per elaborare e processare il lutto, e per addormentarsi in Grazia, nell’accettazione dei misteri della Vita e della Morte.
“Io non muoio, entro nella vita.”
– Teresa di Lisieux
La cura dei corpi… e la domanda sull’Oltre
Fino ad oggi l’uso di farmaci calmanti, soporiferi, rilassanti, antidolorifici e soprattutto di sedazioni profonde ha rappresentato una valida opportunità della scienza farmacologica nelle fasi di Fine Vita. Di fatto ci si è preoccupati dei corpi, e delle menti, in maniera sempre più lodevole — soprattutto nella medicina Palliativa.
Nell’ipotesi, però, che ci sia altro, che ci sia Oltre — in cui io trovo profonda fede — ci si può chiedere se sia tempo per provare a pensare che la medicina antica, le pratiche rituali, così come lo yoga, la preghiera, la meditazione, ed anche le piante enteogene, siano una concreta possibilità: che esistano delle “porte” per l’Anima capaci di squarciare il livello di coscienza ordinaria e aprirsi a nuove realtà sull’orlo del Mistero.
Terapie psichedeliche nel fine vita
Una possibile frontiera: dissoluzione dell’Io e pace
Ci si domanda se l’uso di piante antichissime, con i giusti supporti psicoterapici e medici e in quantità meticolosamente calibrate, non possa rappresentare una nuova frontiera nella dissoluzione delle strutture dell’ IO.
Forse una facilitazione per quell’esperienza di pace e mistero che pare affondare le radici nel senso del SÉ.
Gli strumenti moderni di imaging stanno svelando informazioni quasi incredibili sugli schemi di connettività cerebrale, rendendo documentabili le correlazioni naturali tra il concetto di “dissoluzione dell’ego” e quello di “esperienza mistica” o spirituale.
DEATH EDUCATION
Il punto vero: non sempre c’è tempo
Certamente — anticipando i dubbi del lettore — sarebbe magnifico, e forse anche più giusto per l’“ordine cosmico”, che si raggiungesse tanta consapevolezza a mezzo di percorsi di auto-conoscenza, meditazione o preghiera, di psicoterapia, etc.
Tuttavia, non sempre si ha tempo, a prescindere dalla volontà.
E pare, dai moderni (ed antichi) studi, che la Medicina — senza offrire alcuna risposta — possa cambiare concretamente la prospettiva dell’osservazione dell’esistenza, offrendo uno sguardo all’Oltre e tendendogli la mano in profondissima pace.
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